IL CARNEVALE DI VENEZIA
La grande festa del
Carnevale di Venezia ha origini molto lontane, la città in passato era
ricca e sfavillante, i suoi abitanti amavano il lusso, il divertimento, le maschere e il gioco ed ogni occasione era buona per organizzare grandi feste.
In quest’epoca, e per molti secoli che si succedettero, il Carnevale durava
sei settimane, dal 26 dicembre al
Mercoledì delle Ceneri, anche se i
festeggiamenti talvolta venivano fatti cominciare già i primi giorni di ottobre.
Durante quel lungo periodo di tempo i cittadini di
Venezia giravano avvolti
da un lungo mantello, chiamato "tabarro", che raddoppiava sopra le spalle e con il
viso coperto da una maschera bianca, chiamata "bauta", completata da un velo nero e
da un cappello a forma di tricorno. Era molto usato anche dalle donne, scuro
d'inverno e bianco d'estate. Il tabarro era spesso utilizzato per nascondere armi
e per non farsi riconoscere in caso di intenzioni non proprio ortodosse e soprattutto pericolose. Durante il periodo di
Carnevale ognuno era pari al suo prossimo, non esistevano più autorità nè sottomissione.
Per questo motivo, il saluto che risuonava di continuo quando si incrociava un nuovo "personaggio"
era semplicemente "Buongiorno signora maschera".
A partire dal 1271, iniziò la produzione di maschere, sorsero scuole e si studiarono tecniche per la loro
realizzazione. Cominciarono ad essere prodotti gli strumenti per la lavorazione dei
materiali usati per le maschere quali argilla, cartapesta, gesso e garza. Dopo la fase di fabbricazione dei modelli,
si terminava l’opera colorandola e arricchendola con disegni, ricami, perline,
piumaggi e quant’altro. I cosiddetti "mascareri", divennero veri e propri artigiani
realizzando maschere di fogge e fatture sempre più ricche e sofisticate.
Con il passare del tempo le maschere non bastarono più e così si passò ai travestimenti.
Si incominciarono ad inventare dei personaggi attingendo anche alla commedia dell'arte.
Risale a circa 900 anni fa il documento più antico che fa riferimento a
questa famosissima festa. Si hanno ricordi delle festività del Carnevale fin dal 1094, sotto il dogato
di Vitale Falier, mentre il documento ufficiale che dichiara il Carnevale una festa pubblica è del 1296
quando il Senato della Repubblica dichiarò festivo l’ultimo giorno della Quaresima.
Per festeggiare il Carnevale un tempo si costruivano palchi nei campi principali, lungo la Riva
degli Schiavoni, in Piazzetta e in Piazza San Marco.
La gente accorreva per ammirare le attrazioni, le più varie: i giocolieri, i saltimbanchi,
gli animali addomesticati, gli acrobati, i suonatori di trombe, pifferi e tamburi, i venditori
ambulanti vendevano frutta secca, castagne e frittelle.
Per molti giorni all’anno, il mondo sembrava non opporre più resistenza i desideri diventavano
realizzabili e non c’era pensiero o atto che non fosse possibile.
Carlo Goldoni che, in una
poesia dedicata al Carnevale, così rappresenta lo spirito della festa:
"Qui la moglie e là il marito - Ognuno va dove gli par - Ognun corre a qualche invito, - chi a giocar chi a ballar".
Il Carnevale ebbe un momento di crisi dopo la caduta della Repubblica di Venezia perché non accettato
dagli occupatori austriaci e francesi. La tradizione fù consevata nelle isole,
Burano, Murano, dove si continuò a festeggiare. Solo alla fine del 1970
alcuni cittadini e associazioni civiche si impegnarono per far risorgere il Carnevale che venne
inaugurato nel 1979 grazie al sostegno del Comune di Venezia, del Teatro La Fenice, dell'azienda provinciale di soggiorno
e della Biennale.
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