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IL VOLO DELL'ANGELO

Nell'edizione del Carnevale della prima metà del 1500, fu realizzato, tra le varie manifestazioni un evento straordinario: un giovane acrobata turco riuscì, con il solo ausilio di un bilanciere, ad arrivare alla cella campanaria del Campanile di San Marco camminando, sopra una lunghissima corda che partiva da una barca ancorata sul molo della Piazzetta. Nella discesa raggiunse la balconata del Palazzo Ducale, porgendo gli omaggi al Doge. Dopo il successo di questa spettacolare impresa, l’evento, che solitamente si svolgeva il Giovedì Grasso, fu programmato come cerimonia ufficiale anche per le successive edizioni, sia pure con forme e tecniche mutate. Per molti anni si esibirono funamboli di professione e giovani veneziani che davano prova di abilità e coraggio fino a quanto, dopo l'esibizione di un uomo con le ali dorate appese con degli anelli alla corda fu coniato il termine di "Volo dell’Angelo". Il prescelto, al termine della discesa nel loggione di Palazzo Ducale, riceveva sempre dalle mani del Doge dei doni o delle somme in denaro. A seguito della sventurata morte di un giovane acrobata l'esibizione si svolse sostituendo l’acrobata con una grande colomba di legno che nel suo tragitto, partendo sempre dal campanile, liberava sulla folla fiori e coriandoli. Il nome di Volo dell’Angelo divenne quindi "Volo della Colombina".



LE DOLCI FRITTELLE DI VENEZIA

Il dolce tipico del Carnevale di Venezia è la Frittella o Fritola che il Marangoni nel '700 definisce “dolce nazionale dello Stato Veneto” in quanto si gusta non solo a Venezia ma in tutto il territorio veneto e friulano. Questo dolce era prodotto solamente da fritoleri ufficiali. Nel 600 si erano costituiti in una vera e propria associazione di circa 60 componenti ognuno dei quali con uno spazio ben preciso in cui esercitare la attività e la garanzia che la stessa poteva essere trasferita solo agli eredi diretti. Questa attività dolciaria veniva esercitata oltre che nelle case e nelle pasticcerie in capanne di legno di forma quadrangolare collocate nelle varie calli della città. La ricetta più antica è attribuita a Bartolomeo Scappi, cuoco di Pio V, anche se ogni buon veneziano è sicuro di conoscere la ricetta giusta, tramandatagli dai suoi antenati. Per preparare delle buone frittelle si procede in questo modo: sciogliere in un recipiente il lievito di birra con poca acqua tiepida e lo zucchero; aggiungere la grappa e incorporare la farina aggiungendo l'acqua occorrente. Lavorare bene la pasta, coprirla con un tovagliolo e farla lievitare in un posto caldo. Quando la pasta sarà raddoppiata, incorporare l'uvetta, i cedrini tritati e i pinoli, infine friggere le frittelle in olio caldo e scolarle su carta assorbente. Sistemare tutte le frittelle su un piatto di portata dandogli la forma di una piramide, spolverarle con zucchero a velo e servirle ancora calde.



LA FESTA DELLE MARIE

La festa delle Marie ha origini molto antiche, risale a ben 15 secoli fa come festa religiosa per commemorare il giorno 2 febbraio, giorno della Purificazione di Maria madre di Gesù. In questo giorno era tradizione far benedire nella sede vescovile, la Cattedrale di S. Pietro di Castello, sede del Patriarcato di Venezia, le nozze di 12 giovani veneziane, 2 per ogni sestiere. Le ragazze erano lussuosamente vestite e ricoperte di gioielli. La fastosa celebrazione del matrimonio era anche accompagnata da una ricca dote che cambiava loro la vita. Nell'anno 844, sotto il doge Pietro Tradonico o, come alcuni cronisti tramandano, nel 946 con il doge Pietro III Candiano, mentre si stava svolgendo la cerimonia dei matrimoni, un gruppo di pirati dalmati irruppe in chiesa e rapì le fanciulle per impossessandosi dei loro ornamenti preziosi. La popolazione reagì prontamente, si armò e guidata dallo stesso Doge si mise all’inseguimento dei rapitori. Con le loro barche li raggiunsero nei pressi di Caorle e li uccisero liberando le fanciulle e recuperando la loro dote. Per ricordare questo evento venne istituita la Festa delle Marie.



In questo giorno 12 ragazze, sorteggiate fra le più povere della città venivano vestite e agghindate con preziosi gioielli dalle ricche famiglie patrizie. Una volta preparate venivano accompagnate da un corteo di barche e partecipavano a cerimonie e funzioni religiose. partire dal 1379, la "Festa delle Marie" celebrò il ricordo del fallito rapimento e della sconfitta dei pirati a Caorle. A partire dal 1343 le dodici bellissime fanciulle in 'carne e possa rimasero soltanto dodici sagome in legno dipinto, "le Marie de fola", che spesso il popolo contestava con il lancio di pietre e immondizie, reclamando le vere Marie. Interrotta da secoli, dal 1999 la "Festa delle Marie" e' stata ripensata e rilanciata da Bruno Tosi, regista del Carnevale.

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