CELEBRI PERSONAGGI VENEZIANI
Giacomo Casanova è il veneziano più famoso, la sua storia e le sue gesta sono conosciute in
tutto il mondo, nacque a Venezia in data 1725 e morì a Dux, Boemia, oggi Duchcov, nel 1798. I Veneziani lo ricordano
con una targa commemorativa che si trova sul palazzo che una volta aveva abitato, vicino a ponte
Tron, zona San Marco. Fu un grande seduttore, tanto anche ancora oggi nella lingua italiana il
termine
“Casanova” indica un rubacuori. Delle sue avventure egli parla nella sua opera più importante:
“Storia della mia vita”, che pubblicò in Francia A questa fama contribuì verosimilmente la sua più
importante opera autobiografica:
Histoire de ma vie (Storia della mia vita), in cui l’autore descrive,
con la massima franchezza, le sue avventure, i suoi viaggi e i suoi innumerevoli incontri galanti.
Ma non si dedicò solo al gentil sesso, le leggende raccontano che conquistò più di mille damigelle,
fu anche un ispirato letterato, un infaticabile viaggiatore, uno spericolato avventuriero e forse
una spia. E’ ricordato anche per la sua spettacolare evasione dal carcere di Venezia. Nella notte
del 25 luglio 1755, fu arrestato e ristretto nei Piombi. Non gli fu notificato il capo di accusa e
tutt’ora si discute sui reali motivi dell’arresto. Certo è che aveva apertamente un atteggiamento
sconveniente, in particolare era considerato un libertino, numerose sue amanti erano donne sposate,
aveva idee molto particolari in materia di religione, si dedicava al gioco e spesso e volentieri barava.
Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, circa 1490 – Venezia, 27 agosto 1576) fu un celebre pittore
italiano. La sua longevità gli consentì di realizzare molte opere importanti, conquistando una
fama pari a quella di
Michelangelo Bonarroti. Lavorò per il papa Paolo III, i sovrani Francesco I
di Francia e Carlo V d’Ausburgo re di Spagna. Molte furono le sue opere a carattere religioso, in
particolare si può ricordare l’Assunta e la Madonna di Ca’ Pesaro (ai Frari), la
Presentazione della
Vergine al Tempio (all’Accademia), l’
Annunciazione (chiesa di San Salvatore), il Martirio di San Lorenzo
(ai Gesuiti), la Deposizione (all’Accademia). Goethe scrisse di lui: “Alla fine della sua vita, si era
messo a dipingere simbolicamente quello che prima dipingeva concretamente, non rappresentando più il
velluto, ma l’idea del velluto”. Dalle sue opere infatti traspare una serenità interiore quasi fuori
dal tempo, grazie anche all’uso di colori attutiti, molto diversi da quelli usati nel precedente periodo
pittorico in cui aveva aderito al Manierismo (colori forti e forme allungate).
San Marco fu uno dei quattro evangelisti, l'autore del vangelo secondo Marco. Discepolo dell'apostolo
Paolo e in seguito di Pietro fu fondatore della chiesa di Alessandria. È venerato come santo da
varie Chiese cristiane, tra cui quella cattolica, quella ortodossa e quella copta, che lo considera
proprio patriarca. Le sue spoglie furono trasportate a Venezia solo nel IX secolo. E’ il
Santo Patrono
della città. Tutti gli Evangelisti vengono raffigurati con accanto un simbolo, sia nelle pitture che
nelle sculture, in base al Vangelo scritto dal Santo. Il simbolo del patrono di Venezia è il
Leone
alato in quanto il suo Vangelo incomincia con la voce di san Giovanni Battista che si spande nel deserto
simile ad un ruggito preannunciando la venuta di Cristo. Il leone di san Marco viene rappresentato
in più modi: in piedi sulle quattro zampe, come se camminasse, e con un libro aperto sotto una zampa
con su scritto “Pax Tibi Marce Evangelista Meus (pace a te o Marco, mio Evangelista)”; oppure accovacciato.
La Serenissima ha assunto il leone di San Marco come proprio simbolo, il leone diventava un simbolo di
pace quando il libro era aperto, di guerra quando il libro era chiuso, in caso di guerra al posto del
libro ci poteva essere anche la spada. Esiste un unico caso in cui sono presenti spada e libro contemporaneamente.
Il Tintoretto, grande pittore veneziano era figlio di un tintore, da qui deriva l’origine del suo nome,
quello vero era
Jacopo Robusti. Fu allievo di
Tiziano, e da lui imparò il modo di usare il colore,
e di
Michelangelo, dal quale imparò la tecnica del disegno. La sua pittura ebbe una espressione
drammatica come si può vedere nelle due opere la
Crocifissione e la
Gloria del Paradiso, in cui rappresentò se
stesso come un ottuagenario dallo sguardo angoscioso. Questa sua tecnica, che influenzò altri pittori come
El Greco, lo portò a dipingere figure flessuose e perseguitate, dai volti luminosi ma su sfondi scuri.